Una scala mobile al contrario: mai smettere di studiare!

Una scala mobile al contrario (ecco perché non si dovrebbe mai smettere di studiare)

Quando avrò imparato ____ (completa tu con materia/argomento/hobby ecc.), mi fermo e “campo di rendita”.
 
Chi non ci ha mai pensato?

  • Quando avrò imparato l’inglese, metto via i libri e smetto di studiare (tanto lo so già)
  • Quando saprò suonare scale e arpeggi a 100 bpm, smetto di fare gli esercizi di tecnica (salvo magari ogni tanto…)
  • Quando avrò dato l’esame ______ (es. di teoria) metto via tutto, tanto i concetti che ho imparato mi bastano

Chi non ha mai detto frasi simili a queste, almeno una volta nella vita?
 
Se un argomento non interessa, allora tolto il dente (es. fatto l’esame), tolto il pensiero. Ma se parliamo di un argomento che invece ci sta a cuore, allora questo atteggiamento è piuttosto insidioso.

Pensare che raggiunto un certo livello ci si possa fermare riuscendo però a mantenere inalterato quel livello, è una specie di “pia illusione”.

E per metterla in dubbio, prendo a prestito una metafora molto illuminante che ho letto una volta in una mail e che ho trovato particolarmente calzante.

Una scala mobile al contrario…

Hai presente come funziona una scala mobile? Beh, quella mail diceva che il mondo del business è una sorta di scala mobile al contrario. Se ti fermi, torni verso il basso. Torni giù. Torni indietro.

Voleva dire che se come azienda smetti di creare, rinnovare, migliorare i tuoi servizi, ecc. sei destinato a perdere terreno. A retrocedere, sotto tanti punti di vista.
 

Questa metafora mi ha molto colpito perché ho avuto l’immediata percezione della sua validità in tanti campi.

Per esempio pensando alle lingue straniere, che è la mia prima specializzazione, posso dire che è assolutamente così.
 
Se raggiungi il livello B1 in inglese (che è il minimo per comunicare con un minimo di cognizione) e smetti di praticare, mi spiace ma non riuscirai a mantenerlo per molto tempo. Nel giro di pochi mesi tornerai al livello A2, fino ad arrivare a dimenticare tutto o quasi.
 
Penso, anzi so per esperienza, che anche nella musica funziona uguale.

Tipo 16/17 anni fa mi prese il trip del flauto dolce. In realtà l’ho sempre avuto, sin dalle scuole medie. Decisi di fare il salto e cominciai a prendere lezioni da un’insegnante argentina abbastanza conosciuta nell’ambiente (peraltro bravissima), che allora viveva a Bologna e aveva studiato con uno dei più importanti “dolcisti” a livello mondiale.

Molto preparata su tanti aspetti, in un paio d’anni mi portò a un buon livello per essere (io) una dilettante. Mi impegnavo molto e suonavo roba tosta, sonate di Handel ecc., passando abbastanza indifferentemente dal soprano al contralto.

Poi varie vicissitudini mi hanno allontanata dallo strumento e in generale dalla musica per tanto tempo. Non l’ho più praticato, se non ogni tanto, quasi più per curiosità.

E adesso? Beh, sappi che sul flauto non ricordo più niente, nemmeno la diteggiatura sullo strumento. Sono meno di una principiante… Quando ci penso mi assale una tristezza che non ti dico (e anche un certo nervoso nei miei confronti).

Cosa succede se smetti di studiare lo strumento?

Il punto è questo. Anche qui si applica il principio della “scala mobile al contrario”. Se smetti di studiare lo strumento, sarebbe bello poterti dire che rimani al livello che hai raggiunto. Sarebbe bello… ma ahimè non posso dirtelo.

Quello che succede, ahimè, è che torni indietro… peggiori. Perdi la tecnica, la musicalità, le idee, la familiarità con lo strumento. Non subito ovviamente, ma ti assicuro che il processo di decadimento è piuttosto rapido. Bastano pochi mesi per cominciare la discesa 🙁

Ecco perché non bisognerebbe mai smettere di praticare con una certa costanza. Aggiungere nuove tecniche o affinare quelle che si hanno già, cercare di migliorare il tocco, aumentare la velocità, ampliare i concetti teorici, il repertorio ecc. Tutto questo è esattamente è ciò che ci impedisce di REGREDIRE.

Perché se si smette di studiare si regredisce. Lo studio, inteso appunto come tempo PIACEVOLE e costruttivo, dedicato al miglioramento di sé stessi, invece ti fa progredire. E’ matematico!

Inoltre ha innumerevoli altri benefici… ma eventualmente ne parlerò in un prossimo post.

Alla prox, ANNA

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